Bancomat online: truffa?

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La notizia risaliva ai primi di Dicembre, e si era rapidamente diffusa sui maggiori siti di informazione online, a partire da La Stampa. Si annunciava una vera e propria rivoluzione. Poi non se ne è saputo più nulla. Si tratta dei pagamenti online con il Bancomat. Cosa è successo?

Sergio Moggia, direttore del consorzio Bancomat, avrebbe annunciato, in occasione di un seminario Abi (Associazione Bancaria Italiana) tenutosi a Ravenna, l’imminente novità in arrivo a Marzo. Non ci sarebbe stato bisogno di alcun PIN o dispositivo particolare, l’utente al momento di terminare gli acquisti ed effettuare il pagamento sarebbe stato rimandato alla schermata della propria banca, da cui avrebbe confermato la transazione, esattamente come succede per alcune carte di credito.

Per chi è abituato a fare acquisti su siti come eBay, Amazon, si tratterebbe di una novità importantissima, che darebbe un grande impulso al settore dell’e-commerce, dal momento che il Bancomat è la carta di pagamento più diffusa in Italia; e se molti, specie nelle fasce di età più avanzate, non hanno mai effettuato acquisti su internet è proprio per la difficoltà di superare questo scoglio iniziale del metodo di pagamento. Nella situazione attuale non ci sono molte alternative, o si usa un carta di credito – strumento di cui molti, a ragione, diffidano, dato che quando è sprovvista di pin può essere usata di chiunque – o una prepagata come la Postepay.

Pagare col Bancomat su internet significherebbe in buona sostanza spalancare le porte del paradiso alle masse e dare un significativo impulso a un settore in cui il nostro paese è decisamente in ritardo. Ma come mai allora, dopo l’exploit di notizie a riguardo, che peraltro sono tutte copiate da una stessa fonte (si veda ad esempio qui, qui e qui) nessuno ne parla, non si legge nulla né sul sito del consorzio Bancomat, né su quello dell’Abi? Dopotutto la novità era attesa per marzo, forse per fine marzo; ma le banche tacciono, i giornali non ne parlano, internet elenca gli stessi risultati vecchi di mesi. Per quello che ne sappiamo, insomma, la notizia potrebbe essere tranquillamente una bufala; o magari è lo stesso consorzio Bancomat che ha deciso il silenzio stampa perché incorso in ostacoli tecnici o burocratici. O semplicemente perché ha cambiato idea.

Una cosa è certa, fare seguire a un annuncio del genere il nulla sarebbe un grande smacco per il consumatore.

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Installare windows tramite penna usb

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Volete installare windows ma avete finito i cd vuoti e non sapete come utilizzare quell’immagine .iso appena scaricata? Niente paura. Vi basta una chiavetta usb e un programmino reperibile qui. E’ noto che per qualche misteriosa ragione copiare i file di un disco di installazione windows su un supporto di memoria e poi fare il boot da quest’ultimo non funziona. Bisogna fare un passaggio ulteriore.

Basterà quindi aprire il programma e per prima cosa selezionare dal primo menù a tendina la voce “windows” (vista, 7 o 8 a seconda dei casi):

2

A questo punto si seleziona l’immagine .iso dell’installazione windows:

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Infine selezionare la penna usb dall’elenco, dopo aver messo la spunta su “Show all Drives”. Attenzione a non sbagliare unità!

4

Digitate “Create” e il gioco è fatto.

Adesso basterà fare il boot del pc dalla chiavetta e partirà l’installazione di windows.

Il David di Michelangelo prende vita

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La scultura è un’arte che ci parla in tre dimensioni. E’ ovvio. Eppure si tende a sottovalutare questo aspetto – almeno, io l’ho fatto. Avendo la fortuna di vivere vicino ad una città come Firenze,   si hanno dei piccoli privilegi che ripagano dei minuti buttati nel traffico, dell’aria irrespirabile, delle tramvie in eterna costruzione. Sto parlando dei musei. Certo, devi pagare il prezzo intero, come il turista; o al limite, se sei di Firenze Firenze, ti becchi una riduzione. Ma a volte sono gratuiti. Capita in strane notti bianche – di cui non ho mai capito il senso – e in alcuni fine settimana e ricorrenze. A programmarle queste cose si diventa matti e si finisce per desiderare di pagare piuttosto che – notare l’utilizzo corretto del piuttosto che, non in funzione disgiuntiva come ormai tutti fanno, creandomi non poco disagio – piuttosto che, dicevo, di fare file interminabili fra spintoni di maleducati, bifolchi attratti da unacosaqualsiasichesiagratis, vecchietti che biascicano lamentandosi dei maleducati, diventando maleducati a loro volta, eccetera. Poi a volte accade il miracolo. Tutto fila liscio. Sei in centro per puro caso, apri il giornale e scopri che ci sono i musei gratis. E sei di fronte all’Accademia, gratuita e senza la minima fila all’ingresso. Entrare! Nel mio girovagare ignorante fra opere che alcuni passano la vita a studiare, ho avuto una folgorazione. Dirimpetto alla statua del David, la osservo. Niente di nuovo. Quante volte l’avrò vista in foto? Quante volte ne avrò visto la riproduzione in Piazza della Signoria o a Piazzale Michelangelo? Eppure il vedere l’originale lì, in quel momento di particolare tranquillità, mi ha imposto un più attento esame. Ho cominciato a girare intorno alla statua, per cercare di capire cos’ha di così speciale quell’opera. E mi sono tornati in mente brandelli di lezioni scolastiche, il fatto che il David sia rivolto verso Golia e lo debba ancora affrontare. E improvvisamente, da una posizione molto distante e angolata, a cercare lo sguardo della statua, è comparso il movimento! E quella che mi è sempre sembrata una posizione terribilmente statica, quasi in posa, si è rivelata per quella che doveva essere nelle intenzioni dell’autore. Ed è semplicemente sbalorditiva. Adesso capisco! Il David si sta mettendo in posizione per lanciare la fionda, sta stirando il corpo per vibrare il colpo, spostando il peso del corpo sulla gamba destra per darsi lo slancio. La statua andrebbe vista sempre da quell’angolazione, altrimenti si appiattisce tutto e si perde la dinamicità dell’azione.

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Alcune cose interessanti

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1 – Se smetti di avere sete, devi bere più acqua. Quando il corpo umano si disidrata il suo meccanismo della sete si disattiva

2 – Masticare una gomma mentre si tagliano le cipolle serve a evitare di lacrimare

3 – La propria lingua è priva di batteri solo se è rosa. Se è bianca vuol dire che un sottile strato di batteri è presente

4 – Il Titanic fu la prima nave a usare un SOS

5 – La pupilla dell’occhio si dilata fino al 45 per cento quando una persona vede qualcosa di interessante

6 – Ridere riduce i livelli di ormoni legati allo stress e fortifica il sistema immunitario. Si calcola che un bambino di sei anni rida in media 300 volte al giorno, un adulto solo da 15 a 100

7 – Il rumore che sentiamo avvicinando le conchiglie all’orecchio non è il mare, ma il suono del sangue che scorre nelle vene dell’orecchio stesso

8 – Il gufo è l’unico uccello che cala la palpebra dall’alto, tutti gli altri la fanno salire dal basso

9 – I primi modelli di aeroplano non avevo alettoni sulle ali, per virare si deformava direttamente l’ala mediante l’azione di cavi collegati alla cloche

10 – Agli inizi del novecento le automobili a vapore facevano concorrenza a quelle a combustione interna. Se quest’ultime si sono infine imposte è perché avevano tempi di accensione più rapidi e perché i limiti tecnologici di allora rendevano le auto a vapore pesanti e insicure

La verità di gomma

IMG_0525NOTA INTRODUTTIVA: il presente articolo non vuole essere esaustivo, per una precisa analisi dei fatti vedere l’ottimo articolo di John Battista, che è stato la primaria fonte di ispirazione, oltre alla lunga discussione su aereimilitari.org, questa relazione del tecnico John Taylor e il sito stragi80.it, che contiene una miniera di documenti originali. 


Il 27 giugno 1980 il volo IH870 della compagnia Itavia, partito da Bologna con due ore di ritardo e diretto a Palermo, scomparve improvvisamente dai radar quando era in procinto di iniziare le manovre di atterraggio e non se ne seppe più niente fino a che, la mattina dopo, non emersero i primi rottami al largo dell’isola di Ustica. Cos’era successo? Sul momento nessuno lo sapeva. Oggi, trentacinque anni dopo, la situazione è rimasta sostanzialmente la stessa.

IL MISSILE La prima volta che venni a conoscenza di questa brutta storia fu guardando “Blu notte” di Carlo Lucarelli. Ne rimasi affascinato. La cosa che mi colpì non fu tanto l’evento in sè, purtroppo più frequente nell’aviazione civile di quanto non si voglia ammettere, quanto l’alone di complotto che avvolse subito la vicenda. Il giornalista del Corriere della Sera Andrea Purgatori, come viene raccontato nel bel film Il muro di gomma, di Marco Risi, nel corso degli anni pubblicò una serie di articoli che avvaloravano una tesi allucinante, agghiacciante, ma molto plausibile: pare che l’aereo fosse stato abbattuto da un missile, lanciato da un caccia della Nato che inseguiva un aereo libico, con forse addirittura Gheddafi a bordo. L’aeronautica italiana, a conoscenza di tutto, avrebbe cercato in tutti i modi di insabbiare la cosa, per ragioni non del tutto chiare. Forse per una questione di diplomazia. Ebbene, questa verità, trapelata da varie fonti in vari periodi diversi, sebbene non ancora del tutto definita, sarebbe ormai la versione accettata dall’opinione pubblica, nonché dai giudici stessi, che con un’ormai storica sentenza del 2013 hanno riconosciuto ai parenti delle vittime un risarcimento economico da parte dello Stato, colpevole di non aver saputo garantire la notte della tragedia la sicurezza dei cieli.               

Un campanellino, da qualche parte nella mia testa, cominciò a trillare sommesso, ma non ci feci caso e tirai a dritto, passando ad altre cose.

Un giorno puramente per caso mi sono imbattuto in una puntata di “Indagini ad alta quota”. E’ un programma che seguo con estremo interesse, prende un disastro aereo della storia a puntata e lo analizza, ricostruendo con attori gli eventi e intervistando vari testimoni. Mi piace molto perché è come seguire un “giallo”, dove il corpo della vittima da analizzare è la carcassa dell’aereo. La puntata in questione si chiamava “Massacro nel mediterraneo” ed era dedicata alla strage di Ustica. Il programma è canadese quindi espone punto di vista piuttosto distaccato ed obiettivo su una vicenda totalmente italiana. Ebbene, la conclusione della puntata mi lasciò esterrefatto. Niente missile, niente battaglia, niente Nato. Si trattò di una bomba a bordo.

LA BOMBA Le conclusioni del programma erano esposte nelle interviste dai periti d’ufficio internazionali che avevano lavorato alla terza commissione d’inchiesta e che per anni avevano analizzato il relitto. La conclusione delle indagini non lasciava dubbi. La tesi della bomba a bordo ovviamente era stata fra le prime ad essere presa in considerazione, naturalmente, ma per qualche motivo l’attenzione si spostò subito sul missile. Perché? Eppure, ripensandoci adesso, non si sarebbe trattato di un evento così improbabile, considerato il periodo storico in cui si trovava il nostro paese. Gli omicidi, gli attentati, erano cosa di tutti i giorni, ed è bene ricordare che appena un mese dopo la strage di Ustica fu la volta dell’attentato alla stazione di Bologna, la stessa città dalla quale era partito il volo 870.

I FATTI Senza volere attribuire a un programma – trasmesso peraltro da una rete che ogni giorno accredita teorie strampalate su ufo, sirene e amenità simili – più autorità di quanto non l’avessero il Blu notte della Rai, i giornalisti, i giudici e i politici italiani, ho avviato una riflessione interna e mi sono accorto dell’errore che ha minato alla base ogni elucrubazione sulla vicenda. Non ci si è attenuti ai fatti.

Qualunque teoria, per quanto perfetta sia, se non è supportata dai fatti rimane un mero esercizio di fantasia. Scartato l’assai improbabile cedimento strutturale dell’aereo, le uniche due ipotesi che potevano spiegare la perdita improvvisa dell’aereo erano un’esplosione interna (bomba a bordo) e un’esplosione esterna (missile). Quali fatti supportano una e quali l’altra? Bene, se si sviscera bene la questione, si scopre che non esiste un solo indizio concreto che supporti la teoria del missile, mentre ne esistono molti che la confutano!

IL RASOIO Volendo fare un po’ di esercizio mentale, si potrebbe applicare il vecchio caro Rasoio di Occam. E’ più probabile che, durante gli anni di piombo, a poca distanza di tempo e di spazio da un’altra strage, in un’epoca pre-undicisettembre fatta di controlli poco frequenti, se non inesistenti – ricordo che fino al 1988, anno del disastro aereo di Lockerbie, si poteva ancora imbarcare un bagaglio il cui proprietario non era a bordo – qualcuno sia riuscito ad introdurre una bomba, o è invece più probabile che si sia verificata una battaglia aerea in tempo di pace, che non compare sui radar, che avrebbe coinvolto un numero imprecisato di nazioni, un numero imprecisato di personale, e che un caccia militare abbia commesso l’errore imperdonabile di scambiare un aereo di linea per un caccia militare?! Come dice il dottor House nel primo episodio: “Se senti rumore di zoccoli pensi a un cavallo, non a una zebra.”

Ma questo è solo un esercizio di logica, un fatto per quanto improbabile può sempre verificarsi, ed è per questo che è importante adoperare un metodo di indagine scientifico, cosa che non è stata fatta. O meglio, è stata fatta dagli esperti, ma è stata poi ignorata dagli organi giudiziari. Focalizziamo quindi la nostra attenzione sul relitto, che per fortuna è stato recuperato quasi totalmente dalle profondità del Mar Tirreno. Cosa ci dice?

  1. Sul retro, in prossimità della toilette, vi sono chiari segni di una esplosione, e sono state rinvenute tracce di esplosivo, compatibile con quello di un missile o di una bomba
  2. Non è stato trovato il più piccolo frammento che non appartenesse all’aereo stesso
  3. Sulla superficie esterna della fusoliera sono completamente assenti i segni tipici lasciati dalle testate dei missile (come funziona un missile? Fa esplodere tante schegge a distanza ravvicinata dall’obiettivo che lasciano tracce inconfondibili)
  4. il cockpit voice recorder recuperato nelle scatole nere si interrompe bruscamente, segno che l’alimentazione elettrica è saltata di colpo, e gli ultimi secondi di registrazione denotano la normalità più assoluta, situazione che mal si concilia con lo scenario di una guerra aerea, di cui i piloti si sarebbero certamente accorti

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I caratteristici fori di missile rinvenuti sui resti del volo MH17, precipitato il 17 luglio 2014. Tali tracce sono completamente assenti sul relitto del Dc9


LA TAVOLETTA Spesso i fautori della teoria del missile smantellano la tesi della bomba nel bagno nel seguente modo: “Quale esplosione disintegra la toilette lasciando però la tavoletta del water integra?!” In effetti tutti parlano di questo presunto ritrovamento di una tavoletta di un WC nei pressi del relitto (anche se non sono riuscito a recuperare fonti ufficiali che ne parlano) e quindi prendiamo per un momento la cosa per buona e andiamo avanti. La cosa può avere tre spiegazioni diverse: la prima, può non essere dell’aereo, sul fondo del mare si trova un po’ di tutto, non lo giudicherei un ritrovamento così insolito (succede anche a Forrest Gump sulla sua barca per gamberi!), la seconda, può trattarsi della tavoletta dell’altro bagno. Già, anche questo non viene mai detto, ma, come si può vedere dalle specifiche sul sito della Boeing, un Dc-9-15 ha due bagni e quindi la tavoletta potrebbe benissimo provenire dalla toilette non direttamente investita dall’esplosione! Terza: la tavoletta proviene dal bagno in cui era situata la bomba, ma la dinamica dell’esplosione ha fatto sì che rimanesse intera. Ricordiamo poi che per causare il danno che ha distrutto l’aereo basta una piccola carica, situata opportunamente, a fare il resto ci pensa la decompressione esplosiva.

IL RITARDO Un’altra tipica opposizione alla tesi della bomba, ribadita anche nel film Il muro di gomma, sostiene che l’aereo non può essere stato abbattuto da una bomba, visto che viaggiava con due ore di ritardo! Ora, questa mi sembra ingenuità pura. Anche quando vidi il film la prima volta questa cosa non mi quadrò. Le bombe innanzitutto posso essere attivate sì da un timer, ma anche da una capsula barometrica, che arma la bomba al salire in quota e la fa scoppiare nella ridiscesa (ricordiamo che il Dc-9 era in vicino all’atterraggio). Ammettendo poi che ci fosse un timer, magari esso era tarato per esplodere quando l’aereo era a terra all’aeroporto di Palermo. Magari la bomba doveva essere solo una dimostrazione e non era pensata per causare vittime. Magari qualcuno la doveva solo trasportare e per errore gli è esplosa in mano! Insomma, le spiegazioni potrebbero essere molte, troppe per poter essere liquidate con un “Non può essere stata una bomba, viaggiava con due ore di ritardo!”.

C’è poi un indizio poi abbastanza inquietante: l’aereo scomparve dai radar una manciata di secondi prima delle 21, proprio come se un timer fosse stato impostato su quell’ora.

L’eventualità che più mi fa rabbia, e che fa capire la gravità nell’aver fatto marciare le indagini da subito solo una pista (quella del missile), è la seguente: il nostro terrorista è sul volo precedente quello della tragedia, va nella toilette, piazza la bomba, la attiva, scende a Bologna, poi quello che succede succede, non lo riguarda più. Qualcuno addetto alle indagini si procurò l’elenco dei passeggeri di quel volo? No. Adesso non è più possibile farlo, l’elenco, come da procedura, dopo un anno fu cancellato.

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Lo squarcio all’altezza della toilette posteriore che molto probabilmente indica il punto in cui è esplosa la bomba


IL MUSEO Dopo molto tempo che lo desideravo, finalmente sono riuscito a visitare il museo dedicato alla tragedia. Il relitto, che era stato ricostruito pezzo per pezzo nel corso delle indagini, è stato trasferito a Bologna, in una struttura costruita ad hoc attorno all’aereo, ed è veramente toccante recarvisi. Il museo è stato fortemente voluto per anni dall’associazione dei parenti delle vittime, e vuole essere un inno alla libertà e alla giustizia. Purtroppo devo dire che non vi ho trovato né l’una né l’altra. Nella brochure si legge: “L’ipotesi della bomba collocata a bordo, per lungo tempo contrapposta all’abbattimento nel corso di una operazione militare, si è rivelata un tentativo di sviare tanto le indagini quanto la consapevolezza dell’opinione pubblica, in una formula: depistaggio.” […] “un episodio di guerra guerreggiata e occultata, nell’ambito della Guerra Fredda e del confronto con la Libia, ha causato la perdita col DC9 Itavia delle 81 vite che trasportava e potrebbe avere motivato alcuni settori dello Stato a preferire i vincoli delle alleanze militari internazionali piuttosto che la lealtà verso le proprie istituzioni democratiche.” Davanti alle tante incertezze che ancora circondano la vicenda trovo inconcepibile tanta certezza in un museo pubblico, che per definizione dovrebbe garantire l’obiettività e l’imparzialità.

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UN CASO POLITICO Del resto mi sono accorto andando avanti nella mia ricerca che, come per tante cose in Italia e nel mondo, la verità su una vicenda è una questione di appartenenza politica. Non stupisce che i politici che sostengono la teoria del missile, a cominciare dal sindaco Cofferati che ha inaugurato il museo nel 2007, appartengano alla “sinistra”, mentre i fautori della bomba, in netta minoranza devo dire, appartengano alla “destra”. Si veda ad esempio la polemica a distanza fra Giovanardi e Veltroni. Come se non fosse importante ragionare con la propria testa e porsi delle domande, ma schierarsi dalla parte giusta, la propria parte. E la Verità, quella con la V maiuscola? Quella è andata a farsi benedire da un pezzo.

TIRARANDO LE FILA Ma perché mi sono preso tanto a cuore questa vicenda? In fondo non mi riguarda direttamente, se non in quanto italiano. Ma è proprio questo il punto. Un paese che è disposto a ignorare in questo modo l’evidenza dei fatti – non accettare che i danni riportati sul relitto del Dc-9 siano causati da un’esplosione interna equivale a non accettare che la Terra è rotonda anche se le navi all’orizzonte spuntano dal basso – come si comporterà quando dovrà affrontare, per esempio, l’emergenza cambiamenti climatici? O quando deve appurare se davvero nei primi anni ’90 ci fu realmente una trattativa stato-mafia? La vicenda di Ustica denota un modo di pensare della società italiana che non è basato sulla logica e sulla razionalità, sulla scienza e sulla tecnologia, che una civiltà del XXI secolo dovrebbe ormai avere integrati nel proprio codice genetico, ma si lascia ancora abbagliare dalle suggestioni, dalla disinformazione, dal pensiero passionale e dalla malafede di persone non intelligenti, ma furbe.

Il mito del 10% del cervello

14601014695_dd8c815c39_oPhoto Source – Allan Ajifo  – Image Credit: About Modafinil

Trovandomi a Londra la settimana scorsa non ho potuto fare a meno di recarmi in un cinema Imax. Cos’è un cinema Imax? E’ un cinema con uno schermo enorme. Praticamente entri nel film. Ed è veramente una figata. Ma non volevo parlare di questo.

Il film che ho visto naturalmente era solo un pretesto, così mi andava bene un po’ tutto. Solo così si spiega l’aver visto “Lucy”. Tralasciando la bruttezza sconcertante del film in generale, l’ultimo lavoro di Luc Besson – diventato ormai insieme ad altri grandi un “regista di plastica” – si basa interamente su un mito dell’era moderna completamente infondato: quello secondo cui sfruttiamo soltanto il 10% del nostro cervello. Questa credenza diffusissima si può far risalire a William James – fratello del più noto romanziere Henry James e padre della moderna psicologia – le cui parole «Stiamo facendo uso di solo una piccola parte delle nostre possibili risorse mentali e psicologiche.» furono decontestualizzate e travisate nell’ambito di una disciplina – la neurologia – che nei primi del Novecento era ancora agli albori. C’è un articolo su wikipedia molto ben fatto che vale la pena di leggere e che riporta numerose fonti.

Trovo molto irritante che si continuino a diffondere, sia pure come pretesto per intrattenere, delle stupide credenze che servono solo a disinformare le persone. Non si poteva trovare un pretesto diverso per trasformare Scarlet Johansson in un super-eroe? Tipo la classica tempesta di raggi cosmici? O perlomeno si poteva mettere un disclaimer all’inizio del film : <<Attenzione! Tutta la trama si basa su una cazzata: non è vero che usiamo solo il 10% del nostro cervello.>>

Recensione concerto Beatles Midsummer Night’s Dream

E’ la settimana di prima di Ferragosto e le città si sono  svuotate, ma per i pratesi rimasti ieri sera a lottare con l’afa si è svolta una piacevole serata nella corte della biblioteca Lazzerini di Prato, con un concerto gratuito all’insegna delle migliori canzoni dei Beatles. I Beatles Midsummer Night’s Dream, quintetto formato da Elisa Mini alla voce, Massimiliano Calderai alla chitarra, Massimiliano Calderai alle tastiere, Andrea Melani alla batteria e Franco Fabbrini al basso e contrabbasso, hanno intrattenuto un pubblico accorso numeroso con un’ora di pezzi accuratamente selezionati e riarrangiati per l’occasione. Sebbene la durata del concerto mi sia sembrata un po’ troppo risicata e nonostante qualche scelta stilistica che, da cultore maniacale dei Fab Four, ho ritenuto opinabile, il mio giudizio sulla serata è decisamente positivo.

Mi sono permesso di dare un voto ai singoli pezzi. Vediamoli insieme, in ordine di scaletta.

 

Lady Madonna – scelta azzeccata per aprire la serata, si nota subito il pesante riarrangiamento che ha subito il brano, con la base ritmica che la fa da padrona, i gorgheggi della bellissima voce che si alternano ai sontuosi assoli di chitarra e di tastiera. Il pezzo è allungato per fare spazio ai virtuosismi e scaldare adeguatamente il pubblico.

VOTO 8

Eleanor Rigby – in mancanza di un quartetto di archi, di norma difficile a reperirsi, gli arrangiamenti orchestrali vengono equamente distribuite fra contrabbasso, tastiera e chitarra; specialmente quest’ultima, una graffiante Telecaster Standard, fa un lavoro eccelso. Il pezzo avrebbe potuto essere alzato ancora un po’ di tonalità, si sente che la voce si sforza sui bassi della strofa, ma probabilmente è una scelta deliberata per permettere certi acuti nel ritornello. Si sente la mancanza di una adeguata base di cori e controvoci, carenza che affligge l’intera esecuzione.

VOTO 8

Strawberry Fields Forever – BELLISSIMA! Un’apoteosi. Un’epifania. Ho avuto la pelle d’oca per tutto il tempo. Rifare il pezzo originale, diciamoci la verità, è quasi impossibile. La versione in studio è un concentrato di tecniche di missaggio degli anni ’60, un guazzabuglio di take e parti orchestrali che avevano snaturato un pezzo che Lennon aveva concepito intimo, riflessivo, asciutto. Questo riarrangiamento ti fa apprezzare il brano sotto una nuova luce. La metrica è stravolta, il tempo cambia continuamente, ma Lennon è qui che ci parla, più vero che mai. Questo brano da solo è valso essere venuto qui stasera. Unico appunto: era una cartuccia che poteva essere sparata più in fondo nella scaletta.

VOTO 9

The fool on the hill – pezzo particolare contenuto nell’EP Magical Mystery Tour, forse non molto rappresentativo in un repertorio di più di duecento canzoni, riesce incredibilmente identico nell’arrangiamento all’originale, il brano viene riproposto purtroppo in tonalità originale, costringendo la voce a cantare in un registro troppo basso. Peccato.

VOTO 7

Hey Bulldog – sono molto contento della scelta di inserire questo brano nella scaletta, è una gemma che pochi conoscono, ma non sono stato molto soddisfatto della resa, sarà che il riff non viene messo abbastanza in evidenza dalla chitarra, sarà la mancanza sostanziale di cori e controvoci, sarà che non sono mai contento, ma secondo me si poteva fare di più. Apprezzabile il tentativo di rifare i versi di animali e gli urletti della versione in studio. Si coglie l’occasione per un bell’assolo di batteria, il che non guasta mai.

VOTO 7

The long and winding road – col rischio di offendere qualcuno, questo pezzo è una palla. Mi piace molto, capiamoci, ma è una palla, in qualsiasi modo lo si arrangi. E l’esecuzione non è particolarmente brillante. La cantante fa quello che può, ma il pezzo è troppo basso di tonalità! Hai una Ferrari e la tieni in garage…. Inoltre la batteria è troppo presente.

VOTO: 61/2

Intermezzo – viene letto a mo’ di poesia il testo in italiano del brano In my life. Si poteva evitare. Siamo venuti a sentire un concerto rock per la miseria! Inoltre la traduzione fa pena… Sono queste le cose che mandano in vacca i concerti.

 

I am the walrus – caduta di stile facendo cantare il brano al chitarrista. Non se la cava male tecnicamente parlando ma manca totalmente di espressività o di qualsivoglia emozione. Musicalmente il pezzo è uguale all’originale, il che mi ha fogato non poco.

VOTO 7

She’s leaving home –  inizia qui una serie di pezzi in formazione ridotta che credevo non finisse mai. Con un pubblico di minimo duecento persone, riscaldate a puntino nella prima mezz’ora, dovete proprio abbandonare la vena rock così presto?! Comunque She’s leaving home è un pezzo bellissimo che è doveroso riproporre, in questo caso riarrangiato per voce e chitarra. Mirevole opera di ingegno chitarristico, utile forse più all’orgoglio dell’esecutore che al pubblico annoiato. La cantante, bravissima come sempre, è finalmente nelle sue corde. La controvoce è terribile.

VOTO 7

Norwegian wood – arrangiamento piano e voce in stile jazz, molto bello ed evocativo, il tastierista è virtuoso e impeccabile. Il concerto ha però perso prematuramente ritmo, la gente chiacchera, spippola col telefono (facendomi imbufalire). L’esecuzione però è impeccabile.

VOTO 8

Blackbird – si torna finalemente ai fasti dei primi pezzi, con il brano che ha insegnato a intere generazioni a suonare la chitarra (me compreso). Arrangiamento elegantissimo, piano, contrabbasso e un’accenno di batteria (forse sulle spazzole, non sono riuscito a vedere), che mi ricorda vagamente Train in the distance di Paul Simon. Una perla. Ovviamente il pubblico applaude nel momento sbagliato scambiando la pausa del brano per la fine (‘gnuraaannnti…)

VOTO 8 1/2

Happiness is a warm gun – scelta coraggiosa, questo brano (che amo alla follia) è davvero una maledizione da suonare, si può considerare penso a tutti gli effetti un brano prog. La cantante è un po’ in difficoltà in alcuni punti, la chitarra pasticcia con effetti di dubbio gusto, i cori… non ci sono. Quando si arriva al ritornello però è comunque una goduria.

VOTO 7 1/2

With you within you/Tomorrow never Knows – unione di due brani di Harrison, preceduta da una terribile lettura a turno del testo in italiano di With you within you, che viene riproposta come intro strumentale della chitarra stile sitar, molto suggestiva, per sfociare finalmente in una stupenda Tomorrow Never Knows, dove tutto è al posto giusto.

VOTO 8 1/2

Golden slumbers/Carry that weigh/The end – il celebre medley che chiude l’album Abbey Road, e la carriera dei Beatles, viene doverosamente riproposto con tutti i crismi, è la degna chiusura di ogni concerto di Beatles tribute che si rispetti.

VOTO 8

BIS #1 Old brown shoe – scelta infelice come bis, io che mi aspettavo una Let it be o una Come together sono rimasto piuttosto deluso. Ottima esecuzione, slide di chitarra compreso, ma il pezzo – di Harrison – è quello che è.

VOTO 7

Bis #2 Hey Bulldog – sì, di nuovo. Perché? Boh. Ancora niente Let it be o Come together.

 

In definitiva un concerto molto gradevole, come ho detto all’inizio è durato un po’ poco (un’oretta), e vista l’affluenza di pubblico si poteva osare di più.  Ritengo che alcune scelte siano state infelici, come mettere Old brown shoe come bis, inserire letture fuori luogo, e lasciare un gran vuoto ritmico nel bel mezzo del concerto. Del resto non mi posso lamentare, fa sempre piacere poter condividere una grande passione con così tante persone, in una sera d’estate, a due passi da casa.

P.s. Strawberry Fields Forever è stata memorabile!